Vedi Napoli e poi…Fontanelle

Dopo esserci persi nei palazzi storici, nel mercato e nella street art imbocchiamo la strada per il Cimitero delle Fontanelle. Siamo nel cuore dei bassi del Rione, qualche passo indietro la gente sfaccendava, qui regna il silenzio, le case sono più sgangherate, dalle selle dei motorini tutti ammaccati esce la gommapiuma e a farci compagnia ci sono solo edicole di santi e di morti.

Edicola votiva, Rione Sanità

Sono in ogni angolo, antiche chicche incastonate nelle mura dei palazzi illuminate da flebili lumini ma anche mostri in alluminio e vetro illuminati da pacchiani neon; il particolare inquietante è che alcune sono piene di foto di giovani, spesso ce n’è una più grande e altre accanto più piccole protette dalla madonna o dalla statua di qualche altro santo.

Sembrano cappelle di famiglia, ingombranti verande che campeggiano sui marciapiedi per farsi guardare. Non capiamo se quei volti giovani sono lì per fare compassione al turista che passa, che può farsi il segno della croce domandandosi turbato il motivo della prematura scomparsa o se non siano piuttosto un monito per la gente del quartiere a non dimenticare questi martiri. A me sembra che dietro ci sia una velata condanna per quello che è successo, un urlo silenzioso rivolto a chi ha provocato direttamente o indirettamente quella morte, chi cammina con me prova invece l’esatto opposto, ci vede quasi un’ostentazione, una trasformazione della vittima in eroe.

E’ evidente comunque che un retroscena c’è, che questo attaccamento a santi e morti ha una duplice valenza, devozione e giustizia fai da te, dove il giudizio divino può essere condizionato dal volere dei vivi, forse proprio per questo le preghiere del popolo si concentrano sulle anime del Purgatorio, il non luogo per eccellenza, dove i morti scampati alle fiamme dell’inferno anelano al Paradiso per intercessione dei vivi.

La morte da queste parti è sempre stata all’ordine del giorno dal passato ad oggi ha travolto il popolo con epidemie di peste, colera, eruzioni, guerre e malavita e non è un caso che proprio qui ne troviamo l’apoteosi in un luogo che ne conserva tutte le falci, il “Cimitero delle Anime Pezzentelle”.

Ingresso, Cimitero delle Fontanelle

Varcato l’ ingresso della cava di tufo ci troviamo di fronte uno scenario spaventoso e opprimente, un enorme spazio ricavato dalla roccia zeppo di teschi, bare, scheletri illuminati esclusivamente dai lumini e dalla fioca luce che trapela dall’ingresso.

La suggestione è tanta e per cercare di razionalizzare accendiamo il cellulare per capire l’ammontare di ciò che vediamo: 3.000 m2 di ossario sopra 30.000 m3 di cavità coperte di terra dove riposano dal XVI secolo migliaia di anime cadute in disgrazia per guerre, eruzioni ed epidemie. 250.000 salme trasportate qui solo nel 1654 cui seguirono ammassi di altre centinaia di migliaia di salme che non trovavano posto in chiese e cimiteri. Una catasta informe di ossa rimasta abbandonata fino al 1837 quando un gruppo di popolane si offrì di ordinare a mani nude crani, tibie e femori per volere di un canonico.

Ossoteca con Sacro Cuore di Gesù

Davanti alla parete dell’ossoteca ci sentiamo schiacciati come se tutta la sofferenza ci cascasse addosso. I più sensibili non ce la fanno e decidono di uscire.

Resto sola. Vorrei scappare anch’io perché sento addosso tutto il freddo della morte ma i tanti crani custoditi nelle teche con gli ex voto mi incuriosiscono, mi domando con che criterio siano stati scelti e quali e quanti bizzarrie abbiamo ottenuto e procurato.

Sono le famose capuzzelle, i teschi anonimi adottati dalla gente del popolo. Quelli scelti dai più ricchi prendevano posto nelle teche mentre quelli dei più poveri finivano negli scarabattoli, talvolta semplici scatole di biscotti. Molte donne napoletane pregavano per queste anime pezzentelle invocando per loro il refrisco, l’alleviamento della pena, e in cambio chiedevano grazie.

Teche e scarabattoli, Cimitero delle Fontanelle

Ancora oggi, davanti a questi teschi si trova di tutto, fiori, fotografie, monete, anelli perfino sigarette, un piccolo spaccato delle credenze popolari che riconoscono a queste anime un potere sovrannaturale capace di concedere dal miracolo al piccolo favore, come una vincita al lotto.

La cosa che più mi affascina è che l’attualità degli oggetti prova che il feticismo è ancora attivo, in particolare verso i teschi che raccolgono i capannelli di persone, quelli dietro i quali si nascondono le leggende più inquietanti come quella del Capitano.

Il teschio del Capitano, Cimitero delle Fontanelle

Il Capitano, la capuzzzella con l’occhio nero

La prima singolarità di questo teschio è che il popolo gli dà la parola, una specie di monito per chi come noi forestieri ha paura delle morte:

Io voglio rimanere in questo luogo, capuzzella tra le capuzzelle. Voglio ascoltare le storie di questi umili defunti, piangere e gioire con loro. Qua dentro la solitudine non si avverte. Là fuori si.”

La seconda è che al Capitano si legano due leggende noir, la più famosa è quella degli sposi, che ha due differenti versioni. La prima versione narra di una giovane donna che aveva adottato il teschio per chiedere la grazia di trovare marito. Poco tempo conobbe un giovane che la chiese in moglie così per ringraziare il capitano portò il fidanzato al suo cospetto. Il giovane scettico si fece però beffe del teschio e dopo avergli conficcato un ramo secco nell’orbita lo invitò al matrimonio. Il giorno del matrimonio si presentò al banchetto un misterioso uomo incappucciato che chiese agli sposi un incontro in disparte. Una volta soli, alla domanda su chi fosse, si narra che egli rispose allo sposo “non ti ricordi? fosti proprio tu a invitarmi!” e aprendo la giacca si mostrò come scheletro facendo morire gli sposi all’istante. La seconda versione racconta che al matrimonio si presentò un uomo in alta uniforme che fece l’occhiolino alla sposa scatenando l’ira furibonda dello sposo che reagì violentemente dandogli un pugno in un occhio. Questo spiegherebbe come mai il teschio ha un alone nero intorno ad un’orbita, particolare che la giovane sposa avrebbe notato solo di ritorno dalla luna di miele.

La seconda leggenda noir affonderebbe le sua radici in una storia di camorra. Roberto De Simone racconta che un famoso camorrista sciupafemmine portò una donna a fare l’amore nel cimitero scatenando l’ira del Capitano che l’accusò di sacrilegio; l’uomo, blasfemo e spavaldo, prendendosene gioco, lo invitò a duello al suo matrimonio, sicuro che non si sarebbe mai sposato. Qualche tempo dopo, dimentico dell’affronto fatto, il giovane decise di sposarsi. Il fatidico giorno durante il banchetto si presentò come ospite inatteso uno strano uomo vestito di nero che chiese di poter consegnare di persona un regalo agli sposi. Una volta soli il Capitano svelò la sua identità e con una stretta di mano incenerì gli sposi all’istante.

Donna Concetta, Cimitero delle Fontanelle

Donna Concetta, a capa che suda

L’unico desiderio di Donna Concetta, una devota del Rione Sanità, era quello di avere un bambino. Si narra che scelse un cranio senza nome e comincio ad invocare preghiere accarezzandolo delicatamente. Poco dopo Donna Concetta rimase incinta e quando tornò a ringraziare la sua capuzzella si accorse che era lucida, mentre i teschi accanto erano opachi e impolverati. Da allora la capuzzella ricevette la devozione di tutte le donne che cercavano una gravidanza. La leggenda vuole che per le tante grazie concesse sudasse continuamente per lo sforzo. Bisognava chiedere la grazia mettendo la mano sul cranio, se questa rimaneva bagnata la richiesta sarebbe stata esaudita altrimenti no e a giudicare dagli oggetti e i rosari che la circondano sembra proprio che funzionasse e chissà se vale ancora.

Queste sono le leggende più popolari giunte fino a noi insieme a quelle di Fratello Pasquale, la capuzzella che dava in sogno i numeri al lotto, e la Capa Rossa che appariva in sogno come un postino dai capelli rossi, ma chissà quante altre se ne nascondono dietro ogni scarabattolo.

Cercando di interpretare le storie in base agli oggetti mi perdo in un percorso sconnesso che mi porta di fronte e tre grandi croci di legno sul muro di fondo.

Il Tribunale, Cimitero delle Fontanelle

Avvicinandomi alla croce centrale comincio a focalizzare un cumulo di teschi a forma di triangolo con davanti decine di braccialetti, portachiavi, anelli, monete e una conchiglia.

Dettaglio croce centrale, il Tribunale, Cimitero delle Fontanelle

Il colore di questi oggetti stride con la cupezza delle tre croci scarne. Orecchiando una guida dietro di me scopro che mi trovo davanti al Tribunale. Proprio qui sembra che la camorra facesse riunioni per affiliazioni, giuramenti di sangue e condanne a morte.

Ora capisco perché camminando mi sento come braccata, le energie contrastanti che mi scatena questo posto non derivano dalle pacifiche anime purganti che attirano la mia compassione ma dai rituali pagani che questo posto ha ospitato.

Me lo confermo quando mi trovo davanti una statua sinistra decapitata. Leggo che si tratta del Monacone.

O’Monacone, Cimitero delle Fontanelle

Si trova in una cavità illuminata da una inaspettata luce che proviene dall’esterno. Si tratta di San Vincenzo Ferrer al quale venne tolta la testa per essere sostituita da un teschio, rimosso poi in un secondo momento.

Il tutto è reso ancora più sinistro dalla bara vuota che gli giace accanto.

Il mio percorso finisce davanti agli unici due scheletri sepolti per intero in bare di vetro, le uniche due anime nobili e non anonime, Filippo Carafa conte di Cerreto e sua moglie Donna Margherita Petrucci. Il corpo di Donna Margherita è mummificato con la bocca spalancata, una stravagante leggenda narra che sia morta soffocata da uno gnocco.

Quando lascio il buio della cava per andare verso la luce della porta di uscita ho come la sensazione di essere tornata dall’oltretomba, chissà se tutto quello che ho scoperto è avvenuto veramente o se sia stato solo il frutto di un’immensa suggestione popolare, e se così fosse come mai alcune capuzzelle sono state girate? La risposta alla mia domanda è proprio questa … perché non hanno funzionato.

Per saperne di più:

www.cimiterofontanelle.com

Lostintrip

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