Terra Santa. Da Tel Aviv a Gerusalamme

Dal Travel Trip di Michela Bucci.

Siamo atterrate a Tel Aviv preoccupate, nei tg italiani davano notizie su persistenti allarmi anti razzi provenienti dalla striscia di Gaza, ma la città ci ha subito rassicurato con il suo sole splendente e i grandi viali affollati di gente, famiglie, ragazzi e ragazze sorridenti. Dal centro città nei centri commerciali, nei mercati affollati di venerdì in cui si fa la spesa per prepararsi allo shabbat, sul lungo mare, sulla grande spiaggia, nei parchi fino a Jaffa un pullulare di colori di sapori che inebriano e incantano. Una città dalle mille sfaccettature dove i grandi grattacieli convivono con edifici bassi costruiti a capanna in stile nordeuropeo, così come sembrano convivere ebrei israeliani e arabi israeliani in modo pacifico. La grande spiaggia che finisce a Jaffa la parte più antica della città che arroccata in cima alla collina si divide in piccole viuzze piene di pub ristoranti e ad ogni angolo ci sono gli altoparlanti che diffondono la voce del Muezzin per la preghiera. Una città mediterranea cosmopolita, in cui le persone che fermi per strada per chiedere informazioni sorridono e ti mostrano l’app dell’azienda degli autobus per indicarti il tragitto e ti mostrano con il navigatore la strada.

Tel Aviv, Israele, Spiaggia

Nell’albergo ci sono cartelli per indicare le norme da seguire in caso di allarme aereo, ma per strada non avverti paura o diffidenza, si può pensare che tutto sia un’esagerazione dei media e che qui la vita scorra pacifica come da noi. Lasciare Tel aviv con Shalom shabbat augurato da un ragazzo vestito con gli abiti tradizionali ebrei che per sbaglio ti spinge per salire sull’autobus, sembra di buon auspicio per arrivare a Gerusalemme. Solo cinquanta chilometri, ma Gerusalemme è già più fredda e meno accogliente di Tel Aviv.

Gerusalemme, Istraele

Gerusalemme ovest di sabato pomeriggio sembra completamente deserta. Di sera si rianima  e le persone sia rigorosamente in abiti tradizionali affollano bar e ristoranti, ma sembrano festeggiare tra loro, non si guardano attorno, e se chiedi informazioni distolgono lo sguardo. Poliziotti e  militari in borghese con mitra spianati vigilano sullo shabbat, ma non sembra di pace.

Gerusalemme, Muro del pianto
Muro del Pianto, notturna

Di giorno la città vecchia pullula di vita, stordisce la confusione quasi ci si perde tra turisti pellegrini ortodossi cattolici che seguendo le stazioni della Via Crucis pregano cantano ma poi si perdono invogliati dai mille venditori.

Si sente parlare tutte le lingue del mondo. I preti i pope  e gli ebrei ortodossi che vanno con il loro passo veloce verso la loro zona, il canto lontano del Muezzin.

Il muro del pianto dominato dal minareto della grande moschea. Davvero ci si chiede se sia tutta una finzione un grande carnevale, ma poi i check point, i militari che stazionano ovunque riportano alla realtà. Il quartiere ebraico è pulito e ordinato, edifici restaurati , la vita sembra scorrere tranquilla nessuno sembra far caso ai turisti, i bambini giocano a palla con i testa le loro kippah, ma poi costeggiando il muro del pianto salendo per la spianata delle moschee e ritornando alla porta dei leoni dieci minuti a piedi si entra nel quartiere musulmano e veramente sembra di superare un confine e si nota dai vicoli più sporchi e meno curati, da edifici che sembrano solo vecchi e non antichi.  Seguendo di nuovo il flusso dei turisti e del mercato si arriva alla Porta di Damasco da cui comincia Gerusalemme est.

Porta di Damasco, Gerusalemme

La piazza antistante  è gremita di persone sedute sui gradoni. Le persone vanno nei loro abiti abiti arabi vanno veloci . Ogni tanto vengono fermate dai militari  che controllano i documenti. Si è di nuovo nella confusione nelle strade trafficate vicino delle stazioni dell’autobus che portano a Ramallah a Betlemme a Gerico in altro paese ad un’altra cultura. Si può rientrare dalla porta di erode in un dedalo di vie e vicoli spogli semideserti e trovare dei piccoli locali dove mangiare senza la ressa dei turisti e fare due chiacchiere con i gestori e gli avventori. Quando superano le prime diffidenze e cominciano a rilassarsi, perché dicono non si sa mai di chi fidarsi cominciano a parlare e non la smettono più perché vogliono raccontare la loro storia e vogliono sfogarsi, vogliono parlare vogliono dire la loro storia spiegare che Gerulasemme è anche loro, che anche loro hanno diritto di stare qui. Essere palestinese della città di Gerusalemme non è facile. Non si è né israeliani come gli arabi israeliani né palestinesi dei territori si è un apolide, persona senza stato senza passaporto, si vive davvero come chi vuole e non può, come chi non sa se può stare dove sta, e questo lo scopriamo quando due ragazzi palestinesi di Gerusalemme ci accompagnano da Gerusalemme est al nostro albergo in Gerusalemme ovest, non ci sono confini ma nel giro di un chilometro cambiano le strade cambiano le insegne e loro si sentono più stranieri di noi in quei quartiere in cui i passanti li guardano come alieni. La città diventa fredda , gli sguardi torvi e loro si affrettano nel salutarci e tornare dalla loro parte.

Dal Golgota si vede ogni cosa il cimitero ebraico che si stende appena sotto le mura dlla cittàdove non si riconoscono più i quartieri ma brillano soltanto i campanili e i minareti. E’ una massa integra dove ogni quartiere non si distingue, al di là del mura la parte est e quella ovest si integrano e non si vedono più gli arabi o gli ebrei ultraortodossi che chiusi nel loro quartiere ghetto vivono come se  il tempo si fosse fermato. Non si vedono i militari o la gente in fila per salire sugli autobus. Gerusalemme con le sue pietre gialle, con le sue mura eterne si estende fino all’orizzonte con i suoi mille colori che finalmente brillano all’unisono e riverbano un’unica luce. Da qui Gerusalemme si si sente e si vede nella sua abbacinante bellezza. Da qui Gerusalemme trasmette una quiete   che calma il cuore e il corpo si capisce perché si possa amare e odiare allo stesso tempo.

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