Vedi Napoli e poi … Sanità

Girone II. Rione Sanità, persi nei murales, direzione Fontanelle

Il nostro noir tour della città prosegue verso il Cimitero delle Fontanelle che si trova nel cuore del Rione Sanità.

Varcata la più antica porta della città, quella di San Gennaro, lì posto a protezione degli infermi che morivano nei lazzaretti della città, si entra nel Rione Sanità.

L’origine del nome si perde nella notte dei tempi, delle storie che lo ricordano come il luogo più salubre della città, traboccante di sorgenti d’acqua e di boschi e dei suggestivi racconti dei numerosi miracoli accaduti proprio qui grazie alle preghiere rivolte ai morti sepolti nei vari cimiteri del quartiere.

Imboccata via delle Vergini senti subito che il Rione ti restituisce molto più di quello che ti aspetti, basta gettare lo sguardo negli angoli più nascosti, perché sono proprio quelli che regalano agli “ultimi” un’oasi di bellezza anche quando il cielo sembra non avere più lacrime de versare.

Uno di questi angoli si chiama Stella e si trova in vico Buongiorno, fino a qualche tempo fa vicolo malfamato e bazzicato da scippatori.

Stella, Facte

A svelarci la storia di questo murales è la ragazza che lavora nel bar proprio di fronte che legge la nostra curiosità e ci si avvicina entusiasta.

L’artista è messicano, si firma facte (lo trovate su instagram: facte), e colora con i suoi volti i muri delle strade dei quartieri più popolari d’Europa e del mondo.

Ci racconta che Facte non è il solo ad essere stato ispirato dall’energia di questi vicoli, quasi sovrapposto al suo dipinto ne troviamo infatti già un altro di Totò e pochi metri più avanti ce ne sono altri, di altri artisti

Sciò, Totò

e poi ancora altri. Alcuni sembrano emergere come fantasmi dai muri …

Mogwli, Rione Sanità

… altri sono accecanti e lanciano massaggi dal cemento “Nu ‘mmescà ‘e fantasme cu ll’angiule” (“non confondere i fantasmi con gli angeli”) come l’opera del Collettivo FX.

Madonna dell’Adesso, Collettivo FX

Sembrano tracce lasciate sul percorso per invitarci a proseguire verso il cuore del quartiere, moderni gioielli che ci portano a intrecciarci con antichi e malandati splendori come Palazzo San Felice.

L’atrio del civico 19 ci riporta indietro nel tempo, l’atmosfera è spettrale ma il gioco di volte e scale è così suggestivo da spingerci ad andare oltre le apparenze per curiosare; l’effetto sorpresa è sorprendente quando salendo ci troviamo di fronte ad un altro inaspettato capolavoro.

Il vento pesa quanto le catene, Zilda

Il vento pesa quanto le catene, stancil dello street artist Zilda considerato “il Bansky di Rennes”.

L’uomo di spalle e l’atmosfera plumbea verso cui guarda ci riportano alla grandezza di un grande malinconico dipinto Il Viandante sul mare di nebbia di Friedrich ma mentre lì c’è lotta qui c’è resa. La pesantezza delle catene e il volto chino tolgono speranza a chi guarda anche se, in lontananza, una stella sul Vesuvio brilla ancora.

La street art accende così i riflettori sui contrasti del Rione che trasuda vita nelle botteghe e nei mercati composti da un microcosmo di uomini operosi

in lotta per contrastare la miseria e il degrado celati nelle traverse dei bassi

dove la gente dimenticata dalle istituzioni non molla e cerca di rialzare la testa, con dignità e ironia, come per il caso del manifesto funebre di Totò.

Totò, muore una seconda volta

Ci sembra assurdo che sia solo uno sbiadito cartello fatto alla buona ad indicarci la direzione della casa dove passò l’infanzia Antonio de Curtis in Via Santa Maria Antesaecula.

Indicazioni per la casa di Totò

Un’inaccettabile ingiustizia per il Principe Antonio Griffo Focas Flavio Angelo, Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, Altezza Imperiale, Conte Palatino, Cavaliere del Sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e Illiria, principe di Costantinopoli, di Cicilia, di Tessaglia, di Ponto, di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e di Durazzo che passò la sua vita a rivendicare le sue origini nobiliari anche in un suo celebre film del 1960 “Signori si nasce”:

“Signore si nasce e io lo nacqui modestamente”

Forse per questo strano caso giustizia sarà fatta solo quando sarà finita l’interminabile attesa per l’apertura del tanto atteso museo a lui dedicato nel sontuoso Palazzo dello Spagnuolo, al civico 13 di via delle Vergini ,dove però per ora campeggia solo la sua maschera sopra uno dei portoni.

Palazzo dello Spagnuolo, Rione Sanità
Maschera Totò, Palazzo dello Spagnuolo

Per tutti gli altri casi di ingiustizie quotidiane un grido silenzioso oggi anima tutto il Rione: “Resis-Ti-Amo“, come il nome del maxi murale che l’artista argentino Francisco Bosoletti ha disegnato sulla facciata Basilica di Santa Maria della Sanità.

“Resis-Ti-Amo”, Francisco Bosoletti, Sanità

Ispirato alla storia vera di due ragazzi napoletani che grazie all’amore hanno superato il calvario della malattia. E’ un manifesto di speranza, un incitamento a credere nell’amore unico alleato contro la violenza.

Basta poi voltarsi di spalle a guardare la facciata dell’edifico di fronte, per vedere i volti entusiasti di tutti quei bambini che chiedono di essere i protagonisti di queste pagine di cambiamento ancora da scrivere,

Luce, Tono Cruz

i bambini che hanno deciso di prestare i loro sorrisi al progetto dell’artista spagnolo Tono Cruz per la sua opera Luce.

Ed è sempre l’amore, simboleggiato da un potente abbraccio tra due ragazzi che fiorisce dal caos della natura, il protagonista di un altro imponente murale che veste la torre dell’ascensore della Sanità

“Tieneme Ca’ Te Tengo”, Jerico Cabrera Carandang, Rione Sanità

opera dell’artista filippino Jerico Cabrera Carandang intitolato “Tieneme Ca’ Te Tengo”. Un abbraccio emblema della necessità di sostegno e protezione contro le avversità.

Camminando vi accorgerete che ci sono tante altre opere dietro cui si nascondono altre storie come in una infinita tela di ragno.

Se vi interessa sapere qualcosa di più del fermento culturale di questo Rione e delle collaborazioni con gli street artist leggete qui:

Collettivo FX

Zilda

Resis-Ti-Amo

Francisco Bosoletti

“Tieneme Ca’ Te Tengo” – progetto Assafà

Tono Cruz

Lostintrip

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